b_267_200_16777215_00_images_carta_bambino.jpgIl 17 Giugno 1999, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha approvato la risoluzione 182.

Riguarda i bambini e proibisce tutte le peggiori forme del loro sfruttamento: lavoro forzato, prostituzione, pedofilia e pornografia. Siccome è una dichiarazione lastricata di buone intenzioni, è nessuno alza la mano quando si chiede se c’è qualcuno in giro che vuole mandarli nelle piantagioni 14 ore al giorno, oppure usarli per distribuire favori sessuali, è stata approvata da tutti i 174 paesi membri. Unanimità e rapidità: negli annali degli organismi internazionali, infatti, passerà alla storia anche come l’accordo più velocemente ratificato. Ma la realtà è meno nobile dei sentimenti.

L’infanzia è l’unica età della vita in cui i diritti superano i doveri.

La cronaca non fa che dimostrare quanto la piena consapevolezza dei diritti del bambino, del suo essere persona e non oggetto, sia ancora lontana.

La Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, approvata dall’ONU nel 1989, ha segnato una svolta straordinaria nei rapporti tra adulti e bambini, affermando che ogni ragazzo deve poter crescere sano e sereno. Rispettare questo principio è un impegno per tutti.

In Italia la Convenzione è stata ratificata nel 1991 con la legge 176/27 del maggio 1991.

Con questa iniziativa il legislatore si è impegnato non tanto ad elaborare nuovi principi teorici, di cui il nostro ordinamento è già saturo, quanto ad intraprendere concrete misure di intervento e di gestione delle problematiche dei minori. La leggelupetti FSE spagnoli 285, approvata dal Parlamento il 28 Agosto 1997, ha istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un fondo nazionale per l’infanzia e per l’adolescenza per la realizzazione di interventi a livello nazionale, regionale e locale per favorire la promozione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. A suo tempo con la Legge 216/91, riguardante la Prevenzione del Disagio Giovanile, alcune Sezioni Assoraider hanno formulato dei progetti che sono stati approvati dal Ministero degli Interni.

 Ma chi sono questi “fanciulli” di cui parla la Convenzione? Secondo l’articolo 1 “ Ai Sensi della presente Convenzione si intende per fanciullo ogni essere umano avente un’età inferiore ai diciotto anni”. Dunque tanto per rimanere allo scautismo i “fanciulli”, cioè portatori di diritti internazionalmente riconosciuti, sono non solo i lupetti, ma anche tutti gli esploratori/trici ed i rover/scolte.

Vale la pena di fare conoscere quali sono questi diritti di chi spesso non ha voce:
  • Diritto alla vita ed alla salute
  • Al necessario per vivere
  • All’amore ed alla comprensione
  • Alla conoscenza ed alla istruzione
  • Alla libertà, alla dignità ed all’uguaglianza
  • Diritto alla pace ed a vivere in un clima sereno
  • Diritto al gioco
  • A non essere trascurato o maltrattato e a non essere oggetto di mercato
  • Diritto ad una vita soddisfacente anche se fisicamente o mentalmente svantaggiato
  • Diritto ad un nome ed a una nazionalità
  • Diritto al primo soccorso in situazioni di emergenza.
Il testo completo della Convenzione è reperibile on-line all’indirizzo http://www.unicef.it

La figura del bambino-persona non ha mai avuto una particolare fortuna nel mondo degli adulti. Gli adulti amano considerare i bambini come una proprietà sulla quale esercitare solo diritti.

L’espressione “mio figlio”, richiama più spesso i miei diritti sul figlio che i suoi diritti nei miei confronti. Ed i miei diritti sul figlio sono assimilabili più spesso alla proprietà che alla paternità ed alla maternità. Alcune polemiche sulla adozione e sulla procreazione assistita, che prescindono del tutto dai diritti del bambino o del nascituro, e che si incentrano invece sulle sole aspirazioni degli adulti, rispecchiano questa stessa cultura proprietaria, che non ha nulla a che fare con una concezione moderna della maternità e della paternità. E’ una cultura che esalta il “diritto al figlio”, certamente legittimo, ma si cura poco dei diritti di quel figlio. In altri casi il bambino è visto come qualcosa di incompiuto, come serbatoio di speranze o di illusioni dell’adulto. Come deviante, capriccioso, disobbediente, quando i suoi comportamenti non corrispondono a quei desideri. Attenzione alle esagerazioni! La cronaca ci riflette spesso un’immagine distorta e drammatica della condizione infantile. Come che ogni bambino dovesse temere d’incontrare l’orco sotto casa o rischiasse di diventare un piccolo mostro. Non solo. Gli egoismi, le frustrazioni e i sensi di colpa degli adulti rischiano di fare diventare i nostri figli dei bambini ipeprotetti, superviziati e superaccessiorati quanto soli ed impreparati alle difficoltà della vita. Il risultato, nella società occidentale, nei ceti medio-alti, è un bambino inventato, virtuale, che viene vissuto dai genitori più come una sorte di oggetto di gratificazione che come una persona da rispettare. Senza considerare il bombardamento psicologico cui è sottoposto il bambino quale potenziale consumatore.

Raramente gli si riconosce una sua personalità. La transizione verso il bambino-persona è agevolata oggi in tutto il mondo dal mutato clima culturale, dallo sviluppo delle politiche sociali, dalla maggiore sensibilità ai diritti.

Questa situazione è confermata dai dati sulla mortalità infantile sotto i cinque anni. Su 150 nazioni del mondo, presi in esame dall’UNICEF, i casi di mortalità infantile sono diminuiti in 144 paesi. Nonostante tale miglioramento si profila un grave pericolo per i bambini: la loro trasformazione in merce in un oggetto privo di valore umano.

In base agli ultimi dati forniti dall’organizzazione internazionale del lavoro, i casi di lavoro minorile si sarebbero quasi raddoppiati rispetto alle stime precedenti. Si calcola che nei paesi in via di sviluppo i bambini lavoratori siano circa 250 milioni. Al dramma dei bambini lavoratori si aggiunge quello dello sfruttamento sessuale, del crescente uso di minori da parte della criminalità organizzata e dei bambini soldato. Ci sono ancora paesi in cui ai minori non è riservata alcuna protezione e tutela, non sono considerati come cittadini uguali agli adulti. Alcuni casi più evidenti: impiego di minori per la produzione di palloni, tappeti e t-shirt in India, Bangladesh, Pakistan. Impiego nelle cave come spaccapietre in Perù, raccolta di rifiuti nelle discariche in Brasile, la vendita di bambine/i per il mercato della pedofilia/prostituzione in tutto il mondo, l’elevata mortalità delle bambine entro il I° anno di vita in India, Africa, Cina ecc. (fonti Unicef). Nei paesi occidentali il problema di una sana e corretta alimentazione e della massificazione a tal punto che i programmi televisivi sono diventati i modello di riferimento, culturale ed educativo, per i bambini. Alla radice della tendenza alla mercificazione del bambino sta la crescente potenza del principio di scambio come regola generale delle relazioni umane. Lo scambio è vitale per lo sviluppo delle civiltà. Ma ciascuno di noi deve essere consapevole che esistono valori non negoziabili indipendente dalla contropartita. Quando questa linea di demarcazione viene meno valgono solo i rapporti di forza, economica o fisica. Il soddisfacimento dell’egoismo personale è diventato l’unità di misura di tutte le cose. Il bambino non costituisce più un limite alle azioni dell’adulto. Diventa un oggetto perché non ha la forza fisica o giuridica per opporsi agli adulti.

Per questi motivi la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia è un terreno di prova delle nostra capacità di impegnarci per valori, che pongano al vertice la nostra responsabilità verso le future generazioni.

Ma cosa si può fare concretamente per dare una mano e una “voce” ai diritti dell’infanzia? Ecco alcuni suggerimenti:
  • Possiamo prendere contatti con l’Assessorato alla Solidarietà Sociale del nostro comune e farci accreditare per i progetti della lgs 285 per l’educazione alla genitorialità.
  • Coinvolgere le famiglie ed i ragazzi far conoscere loro i diritti espressi nella Convenzione raccogliere le loro idee, farle conoscere e comprendere dove questi diritti non sono applicati e/o solo in parte.
  • Sarebbe una bella idea promuovere un coinvolgimento di tutta la Sezione. Un racconto/attività per il Branco, una Missione di Pattuglia per il Reparto, una Impresa per la Compagnia, una attività sociale per il Raid!
Sottoscrivere il Manifesto per l’infanzia e promuovere la campagna Yes for Children – farla conoscere e raccogliere sottoscrizioni nel quartiere, interagire con altre organizzazioni di volontariato e anche online via Internet!

Il 20 Novembre è la giornata mondiale dell’infanzia e della adolescenza. Decine sono le iniziative organizzate in tutta Italia dalle quaranta organizzazioni aderenti al Pidida (Per i diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza) e molte manifestazioni incentrate sul diritto alla pace. Come il seminario del 18 Novembre organizzato a Roma dai ragazzi impegnati nella preparazione della Sessione speciale dell’ONU per l’infanzia (il prossimo maggio) e nella promozione della campagna Yes for Children – Manifesto per l’Infanzia (www.yesforchildren.it ). Quest’ultima è una grande iniziativa di respiro internazionale, sostenuta dall’Unicef e dalle altre cinque organizzazioni del Movimento Mondiale per l’Infanzia (www.gmfc.org)

L’investimento sul futuro dei giovanissimi e dei ragazzi è sicuramente l’unica finestra aperta per le nostre speranze di serenità, benessere e giustizia.