Il 2° Trofeo Città di Rosta organizzato dallo Sporting Rosta è stato l’ evidente frutto di un lavoro encomiabile da parte di questa Società, a cui vanno i nostri sinceri complimenti.

Oltre 150 squadre, suddivise in 6 fasce di età dai Piccoli Amici 2003 agli Esordienti ’98  si sono contese l’ accesso alla fase nazionale del Torneo, che ha avuto il proprio epilogo il 16 e 17 Ottobre 2010 e  a cui erano iscritte alcune tra le più blasonate Società del panorama calcistico italiano: Brescia, Sampdoria, Torino, Lazio, Frosinone, Udinese, Palermo, Chievo, Juventus, Milan.

Complimenti a tutte le 5 squadre del Suno che hanno primeggiato nella fase interregionale e quindi guadagnato la possibilità di giocarsela con queste grandi; gli esordienti ’99 e ’98 ben giocando sono stati però fermati da Brescia e Sampdoria; bravissimi i pulcini 2001 e 2002 che nonostante le vittorie rispettivamente su Milan e Chievo non sono tuttavia riusciti a raggiungere la finale, ma il loro terzo posto in una manifestazione di tale livello rimane un traguardo di prestigio assoluto.

Un plauso molto particolare va però ai pulcini 2000 di Christian Fichera.

La scorsa stagione si era chiusa con un pizzico di amarezza in fondo al grande cuore dei ragazzi. Un’ amarezza chiamata Sampdoria, che all’ ultimo minuto di una memorabile partita in quel di Pontestura aveva negato la gioia infinita di alzare il trofeo dei primi della classe.

Ma i destini, si sa, si incrociano di continuo, nella vita come nel calcio. E quando, dando una rapida occhiata al tabellone (con una mano in tasca e l’ altra a toccare ferro), si è intuito che dai vari incroci poteva profilarsi all’ orizzonte l’agognata rivincita, abbiamo anche capito che del proprio destino ognuno è anche artefice assoluto. E l’abbiamo capito dalla serietà e dall’ impegno che i ragazzi hanno mostrato da subito; l’ abbiamo letto nei loro occhi, che non sapevano nascondere la voglia di credere fino in fondo a questa finalissima, la voglia di provarci con tutte le forze. E l’hanno vinta.

Ma andiamo con ordine, e quindi onore al merito a tutti gli avversari incontrati anche il 10 Ottobre nella fase Interregionale, tra cui gli ottimi ragazzi del Calvairate.

Il sabato successivo si va dunque ad affrontare le grandi; il primo scoglio da superare è la Canavese. Chi vince si gioca il giorno dopo l’ accesso alla semifinale con il Palermo. I ragazzi si impongono in maniera perentoria e affondano 5-1 gli avversari piemontesi. Due reti di Diego, una di Moro e poi ancora Luca, e infine Gully chiude i giochi con uno dei suoi colpi che fanno sempre commentare l’incauto spettatore: “un gol così non lo farà mai più”. Invece è sempre il penultimo.

Si torna a Rosta domenica mattina, e il gioco ormai si fa davvero duro.

Il Palermo è squadra tosta, un paio di ottime individualità e un pizzico di malizia che in bambini di 10 anni appare in effetti un po’ esagerata; ad ogni buon conto andiamo in vantaggio con Bruzza che insacca e assapora ancora meglio il suo personalissimo derby del sud. Poi si soffre ancora, e gli isolani pareggiano in maniera a dir poco rocambolesca. Il risultato, in virtù della migliore differenza reti, potrebbe anche essere sufficiente, ma nel DNA dei ragazzi c’è solo la vittoria. E Diego oggi ha il piede caldo: tiro dal limite, portiere battuto e pratica Palermo definitivamente archiviata; baciamo le mani.

Si va in semifinale, dove ci aspetta l’ Udinese.

Squadra compatta e quadrata, sanno giocare molto bene a calcio e si capisce immediatamente che non molleranno niente. Infatti vanno quasi subito in vantaggio, ma il Suno reagisce e pareggia con Diego. L’ Udinese spinge ancora e torna in vantaggio. Manca poco al triplice fischio. L’ avventura sembra finita, ma Diego ha ancora in serbo qualcosa e allo scadere segna il gol del 2-2. Si va dunque alla lotteria dei rigori, purtroppo storicamente e tristemente fatali ai nostri ragazzi. Sul campo solo occhi sbarrati, volti pallidi (anche quello del Mister), spettatori che preferiscono voltare le spalle al palcoscenico e avvilirsi o gioire di soli suoni. Diego che fino a quel momento è sembrato un gigante diventa piccolo piccolo quando si presenta sul dischetto per dare il via alla serie. Tiro forte ma centrale. Ovviamente parato. L’ incubo torna a perseguitarci, le nostre paure riaffiorano come per magia, pesanti come il piombo. Sotto un cielo dello stesso colore Bino fatica; non si da’ pace quando i tiri degli avversari passano uno dopo l’ altro alle sue spalle. Ma i compagni lo incitano. Lui adesso ringhia. Para gli ultimi due. Torna la luce, siamo in finale. Siamo il Suno.

Non c’è tempo per glorificarsi; si rientra subito in campo, raggianti sì ma sempre concentrati.Volti conosciuti, ricordi recenti che tornano comunque piacevolmente alla mente, strette di mano e sorrisi sinceri, bambini che si danno il “cinque” e vicendevolmente si augurano buona partita, qualcuno si scambia frasi del tipo: “ciao, mi ricordo di te, ci avevi fatto gol” e ridono entrambi. Ecco cosa vorremmo sempre vedere e sentire sui campi di calcio.

A giugno fu 1-1 e la Doria vinse il torneo per la migliore differenza reti. Stavolta è una finale, secca e senza appello; il verdetto sarà sentenziato solo ed esclusivamente dal campo. I ragazzi aspettavano questo momento da mesi. E, ne siamo sicuri, anche la Doria.

Il Suno parte a duecento all’ ora e la Samp arranca; passano cinque minuti e Moro porta già i suoi in vantaggio. Dopo il time-out i blucerchiati schierano due dei loro pezzi pregiati tenuti fino a quel momento in stand-by e si fanno subito più pericolosi. Si soffre ma si stringono i denti, la difesa sembra tenere, Martino argina le incursioni e le ripartenze dei nostri continuano a impensierire i liguri. Ma arriva il gol del pareggio, e i fantasmi dell’ estate scorsa tornano per un attimo ad affollare le nostre menti. Non importa, si lotta fino all’ ultimo, ci crediamo fino in fondo. I minuti passano inesorabili, ma avvertiamo qualcosa di nuovo, di potente. La sensazione che stavolta nulla ci potrà fermare diventa qualcosa di palpabile, quasi di fisico. Ci sentiamo inspiegabilmente tranquilli. E finalmente, come una liberazione, arriva Diego a spazzare avversari e ombre con l’ ennesimo eurogol su assist altrettanto entusiasmante di Andrea. La tribuna esplode. Noi anche. Martino, Matteo e Ale non fanno passare più niente e nessuno, neanche l’ aria, che a noi viene quasi a mancare. Il risultato non cambierà più. Entriamo nella nostra piccola storia, prima Società non professionistica a figurare nell’ albo d’ oro della prestigiosa manifestazione.

Gioia incontenibile, tutti sotto le gradinate a festeggiare, pioggia di complimenti sinceri da parte di tutti. Grandi emozioni, grandi avversari, grandi ragazzi. Attimi di gloria strameritati ed esclusivamente vostri.

E a noi che assistiamo a questi indimenticabili momenti non resta che ringraziare ancora una volta il Suno, ma soprattutto voi piccoli campioni, e con tutto il cuore, per l’ennesimo fantastico regalo.

Bino, Teo, Otti, Martino, Gian, Andre, Luca, Marco, Diego, Moro, Gully, Bruzza, Ale: siete belli come il sole !
p.n.